La “magia” del catturare l’attenzione

 

Ogni giorno veniamo bombardati da centinaia di stimoli che arrivano al nostro cervello attraverso i 5 sensi. Fortunatamente, abbiamo un sistema automatico che ci permette di focalizzarci su alcuni ed escluderne altri: l’attenzione.

L’attenzione è quanto di più “volatile” esista. Non possiamo certo pretendere che il nostro interlocutore ascolti attentamente tutto quello che diciamo. Possiamo però imparare a gestirla in modo da “richiamarla” al momento opportuno. Per esempio, quando stiamo per dire qualcosa di molto importante.

Esiste una parola, in particolare, che ha questo il potere: il nostro nome.

Prova a pensare all’ultima volta nella quale ti sei trovato, per qualsiasi motivo, molto lontano da casa. Talmente lontano da avere la certezza quasi matematica di non poter incontrare nessuno che ti conoscesse. Mentre stavi camminando, qualcuno ha pronuncia il tuo nome e, prima che la parte razionale del tuo cervello ti suggerisse che era impossibile stessero cercando proprio te, quella automatica ti aveva già costretto a girarti. In pratica, la tua attenzione era già stata catturata in modo automatico.

La conclusione è ovvia: per richiamare l’attenzione del tuo interlocutore è sufficiente pronunciare il suo nome.

Chiaramente per farlo dobbiamo:

1) esserne a conoscenza;

2) ricordarcelo.

Il primo punto è facilmente risolvibile: la prima cosa che facciamo quando incontriamo una persona per la prima volta è quella di presentarci.

Molto spesso, però, prestiamo poca attenzione al nome dell’altro. Oppure, anche se lo abbiamo ascoltato, dopo qualche secondo l’abbiamo dimenticato.

Ecco un paio di strategie per correre al riparo, la prima sul breve, la seconda sul lungo termine.

Ripeti il nome ad alta voce non appena si è presentato.

Anziché limitarci alle consuete espressioni di circostanza come “piacere”, “molto lieto”, ecc… ripetiamo il nome che abbiamo appena sentito. Questo ci permetterà di verificare di averlo compreso correttamente (non c’è niente di peggio che sbagliare o storpiare il nome di un persona appena conosciuta…) e di memorizzarlo.

Usa il metodo delle associazioni.

Osserva attentamente la prossima persona che incontri ed individua un suo particolare fisico che, per te, lo caratterizza. Ad esempio la forma del naso, la statura, gli zigomi, il mento, ecc…

Scegli un’immagine che riesci facilmente ad “agganciare” al suo nome, per assonanza, somiglianza o associazione. Ad esempio, Marica = Manica, Leonardo = la Gioconda, ecc…)

Ora immagina di mettere l’immagine che hai scelto sul particolare fisico che più ti ha colpito di quella persona. Ad esempio, se di quella persona ti ha colpito particolarmente il naso e si chiama Leonardo, immagina nella tua mente un piccolo dipinto della Gioconda appeso al suo naso. E se l’immagine ti sembra particolarmente divertente, tanto meglio! Rinforzerà l’associazione nella tua memoria.

Puoi aiutarti ulteriormente mantenere l’immagine che hai creato in mente per qualche secondo o pensare già alle immagini da associare ad ogni nome.

Infine: chiamare il nostro interlocutore per nome è una tecnica da usare come il sale sulle pietanze. In giusta misura insaporisce, in eccesso rende immangiabile anche il più prelibato dei cibi.

Un’ultima cosa prima di salutarti: se ti occupi di formazione a qualsiasi livello e ti piacerebbe utilizzare il gioco che ho mostrato nel video di questo articolo, iscriviti gratuitamente alla mia newsletter inserendo nome e mail nel box in alto a destra e riceverai una mail contenente:

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Alla prossima e…buon ascolto! 🙂

 

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