Il Manager come Coach

 

Tre caratteristiche di base del coaching che un Manager deve tenere in considerazione. Raccontate dalla parabola zen “Le porte del paradiso”.

La parabola zen “Le porte del paradiso”

Un samurai, dopo essere tornato dall’ennesima battaglia nella quale aveva rischiato di incontrare la morte, vuole conoscere la differenza fra inferno e paradiso. Compie un lungo viaggio fino alla dimora di un anziano maestro zen, noto per la sua saggezza. Giunto al suo cospetto gli chiede “maestro, sono giunto fin qui per conoscere la differenza fra paradiso e inferno”.
Il vecchio maestro, senza degnarlo neppure di uno sguardo, esclama “perchè dovrei perdere il mio prezioso tempo per spiegare a un rozzo come te un concetto così difficile: sei talmente stupido e ignorante che non lo capiresti”.
Il samurai, colto dall’ira, sguaina la spada e proprio mentre sta per vibrare un colpo mortale al maestro, quest’ultimo alza gli occhi, lo guarda e dice: “questo è l’infermo”. 
Il samurai abbassa la spada e si inchina per dimostrare al maestro la propria gratitudine per l’insegnamento ricevuto.
E il maestro zen lo guarda di nuovo e dice: “questo è il paradiso”.

Tre aspetti del coaching contenuti nella parabola zen

Questa parabola zen contiene 3 aspetti caratteristici del coaching:
  1. Il maestro non spiega al samurai quello che vuole sapere, non gli fornisce consigli su come scoprire questa differenza, ma gliela fa provare, glielo fa toccare con mano, così da fargli raggiungere quel profondo livello di consapevolezza che si ottiene solo grazie all’esperienza. Allo stesso modo il tuo ruolo di Manager come Coach non è quello di spiegare qualcosa ai tuoi collaboratori (quello lo fai semmai quando assumi il ruolo di Trainer) nè dare loro consigli (compito che svolgi quando assumi invece il ruolo di  Mentore): il tuo compito è aumentare la loro consapevolezza mediante l’esperienza;
  2. Non è detto che il coaching sia sempre un’esperienza piacevole. Il maestro zen porta il samurai alla consapevolezza facendogli provare un sentimento di rabbia: esperienza poco piacevole ma necessaria per rispondere al suo interrogativo. Portare un tuo collaboratore alla consapevolezza su determinati aspetti del suo comportamento, in particolare se si tratta di un’area di miglioramento può avere su di lui lo stesso effetto di uno schiaffo in pieno volto. Non lo dico per scoraggiarti ma per essere pronto a gestire la situazione.
  3. Il samurai compie un lungo viaggio per raggiungere il maestro zen: il coaching non è un momento, è un processo che si articola nel tempo, attraverso incontri regolari che portano ad una serie di miglioramenti anche piccoli, ma continui e soprattutto concreti, visibili.

What’s Next?

Nel prossimo articolo vedremo uno degli aspetti legati alla tua capacità di evolvere da Manager in Manager Coach, ovvero il modo in cui l’atteggiamento con il quale affronti i problemi possa influire sul tuo team.
Sentiti libero di esprimere considerazioni, dubbi o riflessioni nell’area commenti qui sotto.
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A presto!

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