Come Manager sei più influenzato dai fatti o dalle storie?

Un giornalista intervista due fratelli, entrambi cresciuti nella stessa casa con lo stesso padre: un alcolizzato che vive di espedienti, dentro e fuori dal carcere, violento.

Uno dei due fratelli diventa un ricco manager di un’azienda di successo, amato dai suoi dipendenti che devolve una parte del ricavo in ricerca e sviluppo e una parte del suo reddito in beneficenza.

L’altro fratello segue invece le orme del padre: alcolizzato, spiantato, violento.

Ad entrambi il giornalista pone la stessa domanda ovvero “che cosa ti ha reso quello che sei?” e, curiosamente, entrambi danno la stessa risposta: “che altro potevo fare con il padre che ho avuto?”.

Fatti o storie?

Ho scelto di iniziare l’articolo con questo breve aneddoto in quanto illustra in modo chiaro la differenza fra “fatti” e “storie”.

I “fatti” sono tutto quello che ti accade, gli eventi oggettivi. Le “storie” sono tutto quello che costruisci sopra questo fatto e basi sulla tua interpretazione personale e soggettiva dei fatti.

Il luogo in cui sei nato è un fatto. Il tuo amore o odio per i luoghi simili a quello di nascita sono il frutto di storie che ti sei raccontato. Nè giuste, nè sbagliate. Semplicemente storie.

Basi le tue considerazioni sui fatti o sulle storie?

Supponiamo che un tuo collaboratore nell’ultimo periodo arrivi in ritardo. Questo è il fatto. Su questo dato oggettivo tu costruisci una tua storia, una serie di ipotesi basate sulla tua esperienza personale e soggettiva, che possono essere “è demotivato”, “è pigro”, “ha trovato un altro lavoro”,ecc…

E va benissimo fare ipotesi su quale possa essere il motivo del ritardo, l’importante è che tu sia consapevole che sono cose che esistono solo nella tua testa e vanno verificate faccia a faccia con l’unico che può sapere come stiano andando veramente le cose, ovvero il tuo collaboratore.

Cosa rischi se confondi i fatti con le storie?

Rischi di sederti di fronte al tuo collaboratore e di non ascoltare le sue ragioni, in quanto sei troppo occupato a spiegargli perchè secondo il tuo punto di vista lui è in ritardo.

Se poi decidi di fare coaching con questo collaboratore, le tue attività saranno basate sul vero problema o su quello che tu sei convinto sia il problema?

Per fare un ulteriore passo lungo il percorso che ti porterà a evolvere da Manager in Manager Coach, fai questo piccolo esperimento: nell’arco di questa settimana, quando parli con qualcuno (anche in situazioni al di fuori del contesto lavorativo) ascolta quello che ti sta dicendo e cerca di individuare quali siano i fatti e quali le storie in quello che ti sta raccontando.

In questo modo, la prossima volta che ti confronterai con un tuo collaboratore, sarai più consapevole su quanto il tuo atteggiamento nei suoi confronti sia frutto di fatti o di storie.

E osserva se questo ti permette di analizzare con lui le vere cause che hanno generato la situazione o se tenti di fornirgli una soluzione bella e pronta su quello che tu sei convinto sia il suo problema.

What’s next?

Nel prossimo articolo vedremo quale sia il primo dei 3 principali motivi che impediscono ai Manager di svolgere attività di coaching e come superarlo.

Non mi resta che salutarti e invitarti ad esprimere considerazioni o eventuali dubbi nei commenti qui sotto. Oppure condividere questo articolo con chi ritieni possa esserne interessato.

A presto!

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